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Che cos’è la VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA? Facciamo un po’ di chiarezza…

Dalla nostra pluriennale esperienza (il Centro Rindola festeggia il suo decimo anno di attività!) abbiamo evidenziato che quando si parla di neuropsicologia o di riabilitazione cognitiva, non tutti sanno di cosa si sta parlando; o meglio, che per i familiari dei nostri pazienti e il paziente stesso, almeno all’inizio, le parole neuropsicologo, valutazione e riabilitazione sono poco conosciute.

C’è bisogno di chiarezza e soprattutto di conoscenza. L’articolo di oggi parte proprio da questi intenti.

Innanzitutto, nel caso di patologie di tipo degenerativo o di esiti di ictus o traumi cranici, bisogna sempre tener conto che, in un individuo con un normale sviluppo delle funzioni cognitive, un danno cerebrale (detto “acquisito” in quanto prima dell’evento traumatico non c’era) provoca disturbi specifici in una o più aree del nostro cervello. La valutazione cognitiva permette di evidenziare quali siano i processi danneggiati e quali siano rimasti integri, cioè permette di inquadrare in modo specifico la natura del disturbo e le possibilità di compensazione e di intervento.

Accanto alla valutazione quantitativa del danno vi è una particolare attenzione alla dimensione psicologica della persona, alla sua modalità reattiva all’evento traumatico, alle sue aspettative e alla sua progettualità di vita.

La valutazione neuropsicologica e’ una procedura indispensabile nelle patologie di tipo neurologico  in quanto permette:

  • di contribuire alla diagnosi di patologie neurologiche;
  • di ottenere un quadro completo dello stato di salute del paziente, considerandone l’efficienza cognitiva;
  • di predisporre un trattamento di riabilitazione cognitiva specifico e di verificarne l’efficacia;
  • monitorare, attraverso controlli ripetuti nel tempo, il decorso di alcune patologie (come spesso accade per le forme di decadimento cognitivo nelle demenze);

Cosa avviene durante la valutazione neuropsicologica?

Al paziente viene somministrato del materiale di tipo testistico, cioè delle prove oggettive, le quali prevedono che gli stimoli e le procedure di somministrazione siano definiti rigorosamente e la prestazione del paziente sia comparata con quella di un campione di controllo uguale per età e scolarità.

Il materiale testistico, in associazione ad altri strumenti psico-diagnostici, consente di fornire  al paziente e ai suoi cari un profilo completo sia dal punto di vista cognitivo che dal punto di vista della personalità e dell’impatto della malattia sulla qualità di vita del paziente.

Proprio quest’ultimo aspetto è di fondamentale importanza in previsione di una presa in carico del paziente.

 

Il Metodo Rindola© infatti, prevede un coinvolgimento e una stretta collaborazione con il familiare/caregiver in quanto la sintomatologia di tipo neurologico implica un  cambiamento della persona nella sua totalità e in tutti i suoi ambiti di vita. 

Dott.ssa Elena Cazzari

Neuropsicologa