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L’importanza del ruolo dell’educatore in struttura

“Il cambiamento educativo è un progetto ambizioso, un incidere, un graffiare intenzionalmente la vita individuale per lasciarvi un impronta visibile” 

D.Demetrio

Penso che come me, molti di voi più volte si siano imbattuti nella domanda “”cosa fa nel concreto l’educatore? “. Ovviamente la risposta a questa domanda non è affatto semplice essendo la figura dell’educatore eterogenea e costantemente in evoluzione; tra l’altro se teniamo conto che per definizione l’educatore è l’operatore che ha come compito generale individuare, promuovere e sviluppare le potenzialità (cognitive, affettive e relazionali ) dell’individuo… bhe, le cose si fanno ancora più complesse!

Durante la mia carriera professionale ho potuto assistere ad un grande cambiamento nella figura dell’educatore: a mio avviso oggi non è più una figura intermedia, poco definita che si trova a operare il più delle volte con un mandato aperto alla «Vedi un po’ quello che si può fare…» in situazioni complesse e con risorse limitate.

Per me fare l’educatore significa avere il mandato di sviluppare un’alleanza strategica con il suo committente, un professionista in grado di progettare per dare una soluzione ai nuovi bisogni emergenti.

“…. un’istanza sempre presente nel lavoro dell’educatore è costituita dalla necessità di comprendere il bisogno segnalato dalla committenza, di interpretarlo, di ridefinirlo se necessario, di analizzarlo e precisarlo allo scopo di individuare le direzioni di intervento da privilegiare”.

 Carocci, 2005

Specializzandomi nel settore dell’anziano affetto da demenza sono convinta che l’educatore oggi DEVE possedere strumenti in grado di delineare nuove progettualità personalizzate e standardizzate, di attuare spazi di ascolto, di strutturare un percorsi che si snodano attraverso il “fare con” in una relazione che consenta all’altro di riscoprire quelle potenzialità che la malattia non ha ancora toccato, di analizzare il lavoro svolto attraverso strumenti di verifica oggettivi coordinandosi al meglio con le altre figure professionali che ruotano attorno al mondo dell’anziano affetto da demenza.

Il ruolo dell’educatore in una struttura per anziani non si identifica con un lavoro di promozione sociale, né di assistenza alla persona, né di un animatore del tempo libero.

Ai miei corsisti del Master o durante le supervisioni con i tirocinanti ripeto sempre che le parole chiave che devono sempre accompagnare il loro lavoro quotidiano sono:

  • progettazione, come orientamento di fondo del lavoro educativo, progettazione come pianificazione di interventi, progettazione come problem solving per elaborare informazioni condivise e individuare la soluzione ottimale.
  • rete, ossia uno stile di pensiero che permetta di pensare in rete, pensarsi in rete e soprattutto interagire con la rete.

Abbiamo detto quindi che l’educatore è una figura professionale che si fa interprete dei bisogni della persona e la sostiene in un progetto di vita. Un anziano ospite in una casa di riposo è un anziano sradicato, che ha lasciato la sua casa, i suoi oggetti, il suo mondo. Nella maggior parte dei casi, a parte alcune rare eccezioni, si trovano in un ambiente anonimo. In cui la progressiva perdita di autonomia fisica si accompagna con una crescente distanza sensoriale dal mondo esterno e soprattutto alla diminuzione delle motivazioni per agire, cambiare interessarsi.

Limitarsi all’animazione presuppone l’erroneo assunto che gli anziani debbano esssere “tenuti allegri” nonostante i problemi legati al loro stato di salute o alla loro solitudine.

Più vicine al profilo educativo sono invece tutte quelle funzioni che attivano risorse umane e sociale intorno alla persona: colloqui, socializzazione, gestione della giornata, contatti con le famiglie, coinvolgimento dei volontari. L’ottica non può essere quella della gestione del tempo in istituto, ma quella della progettualità per la persona:

ciò significa prendere in considerazione anche la dimensione esterna (uscite, apertura della struttura). Il lavoro educativo non può consistere dunque in attività, per quanto ben organizzate, che sfuggano le problematiche esistenziali che gli anziani vivono.

Solamente tenendo conto di questi presupposti sarete sicuri di portare avanti nel concreto la mission dell’educatore che lavora in struttura:

aiutare l’anziano a costruire o ricostruire un progetto per la sua vita.

Per gli aspetti concreti? Ne parleremo insieme durante il corso di formazione “La persona affetta da demenza in struttura: come dare senso alle giornate”. 

A presto!

Dott.ssa Arianna Ferrari