Abbiamo a cuore un obiettivo: l'efficacia delle cure e la dignità della persona
Via Claudio Monteverdi 2
36100 Vicenza

0444-02 39 24
rindola@centrorindola.it

Lun - Ven 8.30-12.30 13.00-18.00
Sabato - Domenica CHIUSO

Linguaggio: tappe dello sviluppo e intoppi

Siamo solo alla quarta giornata di formazione nelle Scuole con genitori ed insegnanti, torno a casa stanca ed anche un po’ febbricitante ma con quell’energia positiva che mi regala ogni giorno il mio lavoro.

 

Riflettendo sulle domande e i dubbi che mi sono stati posti durante queste serate, deduco che oggi tutti i genitori conoscono le tappe dello sviluppo del linguaggio, ma spesso la difficoltà sta nel capire quando la situazione è tale da dover richiedere interventi specifici, come fare per aiutare il proprio bambino a comunicare con gli altri e come sostenerlo creando un contesto comunicativo favorevole allo sviluppo del linguaggio.

Nel mia professionalità spesso mi trovo a spiegare ai genitori che una delle cose fondamentali nella comunicazione con il piccolo è l’instaurarsi di una sorta di dialogo primitivo fatto di ritmi lenti e regolari, alternanza del turno, ripetizione dei suoi vocalizzi, linguaggio semplice e chiaro dando maggiore intonazione a ciò che riteniamo più rilevante e accompagnando il nostro linguaggio vocale o verbale con l’utilizzo di gesti. Nel comunicare col nostro bambino dovremo quindi porre attenzione e capire che ogni vocalizzo, ogni suono o emissione prodotta è per lui un gioco, una scoperta, una tappa fondamentale per fornire le basi del futuro sviluppo del linguaggio.

” Dottoressa, il mio bambino ha 3 anni e ancora dice poche paroline! Mi devo preoccupare?”

Dico sempre ai genitori che ci sono dei parametri per capire quando è tempo di preoccuparsi; ad esempio, ai 24 mesi un indice significativo è la presenza di un vocabolario espressivo inferiore alle 50 parole e/o assenza di linguaggio combinatorio a 30 mesi. Ovviamente per parole si intende parole che il bambino pronuncia in modo stabile per indicare un significato, anche se non dette correttamente, e si considerano parole anche tutti i suoni onomatopeici che il bambino produce (Brum brum se indica la macchinina per esempio).  Spesso in questi bambini, definiti parlatori tardivi, la comparsa di nuove paroline è molto lenta e poco stabile, quindi è importante sostenerlo facendo in modo che abbia la possibilità di ascoltare in maniera ridondante parole nuove affinchè entrino a far parte del suo vocabolario.

“Dottoressa! Ma cosa posso fare come genitore in questo caso?”

Riproporre la parola nuova prodotta, usare i gesti per accompagnare il parlato, mai chiedere di ripetere ma fornirgli un modello corretto, denominare le nostre azioni, dare il tempo al bambino di esprimersi e sperimentare. In questa fase di prima difficoltà è importante rivolgersi ad uno specialista, perché, oltre ad esserci una grande variabilità fra i bambini, il ritardo del linguaggio può evolversi in maniera positiva e presentarsi solo come un ritardo rispetto alle tappe normali di sviluppo, oppure evolvere in un disturbo del linguaggio.

Poi ci sono i casi in cui invece il bambino ha iniziato ad ampliare il suo vocabolario con parole nuove, ma non è scontato che pronunci correttamente tutte le parole, perché un suono, a seconda della posizione nella parola, rende necessaria un’abilità articolatoria più fine e diversa. Infatti, faccio sempre capire al genitore che nell’ apprendere il sistema fonologico della sua lingua il bambino utilizza delle strategie di semplificazione, cioè utilizza ciò che ha per avvicinarsi il più possibile al linguaggio dell’adulto. Come nel caso di cioccolata che diventa toccolata o soccolata, sciarpa che diventa ciarpa, tamburo che diventa camburo, oca che diventa ota, aereo che diventa aejo, elefante che diventa fante, topo che diventa popo, scuola che diventa cuola, cinema che diventa cimena etc…

Questi sono tutti processi fisiologici che, però, tendono a scomparire tra i 3 anni e mezzo e i 4 anni. Intorno a questa età il linguaggio del bambino dovrebbe essere sostanzialmente strutturato in tutti i suoi aspetti:

  • buon livello lessicale,
  • frasi corrette complete e ben strutturate,
  • buona produzione dei suoni senza sostituzioni semplificazioni e/o distorsioni.

Se ciò non accade, è importante rivolgersi ad uno specialista affinchè identifichi le difficoltà e le cause in modo da poter intervenire precocemente e prima dell’inizio della scuola primaria, fase di passaggio in cui le richieste sono maggiori e necessitano dell’integrità di tutti i livelli linguistici.

Questo un breve reportage delle prime quattro serate nelle Scuole del vicentino, occasione importante per me per confrontarmi come professionista e per dare una risposta ai dubbi delle mamme e dei papà.

Per cui, grazie Genitori, grazie per le vostre domande e per le vostre riflessioni; sono sempre uno spunto importante per migliorare sempre di più il mio lavoro!

 

Dott.ssa Ilaria Pilati

Logopedista