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“Compiti a casa??? Un bel problema!!!”

Qual è la frase più ripetuta dai genitori?

La scuola è iniziata da soli due mesi ma già ci troviamo a riflettere sulle difficoltà che ci riportano i genitori nel quotidiano nei primi periodi dell’anno scolastico e fin dalle prime classi di scuola.

“Dottoressa, è lento, svogliato, e io non so come fare…!”

(Mamma di S. 7 anni)

“Passa le ore su una pagina di storia.. poi lo interrogo e non sa nulla!!!!”

(Mamma di A. 10 anni)

“Ci è o ci fa? Mi prende in giro!”

(Papà di A. 11 anni)

Insomma… è noto ormai che i compiti rappresentano per molti genitori un’esperienza stressante e che mette a dura prova non solo la pazienza ma anche il rapporto con i propri figli. Per rompere questo circolo vizioso creatosi, la prima cosa importante da fare è comprendere le ragioni per cui un bambino mette in atto un determinato comportamento.

L’atteggiamento di rifiuto da parte del bambino, infatti, può riflettere una difficoltà cognitiva (“non ci riesco da solo”), ma in altri casi si tratta di una difficoltà emotiva (es. “farò brutta figura!”, oppure “non mi sento capace di…”) o motivazionale (“non ho voglia di..”).

Capire il proprio bambino (anche quando ci fa arrabbiare!) è una delle funzioni genitoriali più importanti che ci consentono di dare al bambino l’aiuto di cui ha realmente bisogno.La consapevolezza di ciò riduce la rabbia e permette di non cadere in una sequela poco produttiva di sgridate.

Questa funzione genitoriale va appresa e costruita con pazienza, fiducia e positività, tutte competenze che poi diventeranno un importante bagaglio personale che vostro figlio si porterà con sé.

Intanto iniziate con tre piccole indicazioni da tenere sempre presenti:  

Avere una visione reale del proprio bambino: il punto di partenza è sempre la comprensione del bambino in tutte le sue caratteristiche. Se abbiamo di fronte un bambino particolarmente lento in tutte le cose che fa, saranno inutili richiami del tipo: “forza!”, “ma quanto ci metti?”. Più necessario diventa invece comprendere se si tratta di una sua caratteristica personale o se le richieste del compito sono troppo complesse per lui. In questo vi possono aiutare gli insegnanti in primis e, se necessario, un professionista dell’età evolutiva che saprà indicarvi l’origine della difficoltà accompagnandovi nel processo di comprensione del vostro bambino.

Darsi e dargli tempo: Il percorso verso l’autonomia non ha una tappa immediata chiamata «da solo e subito» ma è una progressiva riduzione della richiesta di affiancamento. Il nocciolo del problema non è SE Aiutare, ma COME e QUANTO. Contrattare con il bambino tempi, regole, e trovare delle modalità più interessanti, creative e più piacevoli potrebbe essere un buon inizio!

Dare attenzione: Il compito del genitore è, quello di guidare il figlio verso l’autonomia fungendo da “base sicura”, cioè fornendogli il supporto che a lui serve, a seconda delle sue caratteristiche e delle sue potenzialità. Quindi prestate ATTENZIONE  a cosa dice di sè (e del compito), al tipo di compito… Tralasciando per un attimo gli atteggiamenti negativi!

Perché alla fine l’attenzione e il dare attenzione è lo strumento più potente ed educativo che abbiamo.

Infine ricordate sempre che il compito del genitore è quello di accompagnare il bambino:

all’inizio stando un passo avanti al bambino e indicandogli la strada… poi stando accanto a lui e trovando insieme la strada… infine stando un passo indietro e lasciando che sia lui a trovare la sua strada.

Dott.ssa Elena Cazzari e Dott.ssa Federica Cozzi

Servizio per l’età evolutiva – Centro Medico Rindola