Decadimento cognitivo lieve (MCI)

Non riuscire a trovare le chiavi, dimenticare qualche appuntamento, avere difficoltà a svolgere attività impegnative possono essere sintomi di un deterioramento cognitivo lieve o MCI. L’MCI si manifesta per lo più sotto forma di problemi di memoria, ma ci sono anche forme di MCI caratterizzate non tanto dalla perdita di memoria quanto dalla difficoltà di concentrazione e di linguaggio o di pianificazione e organizzazione. L’MCI può provocare anche cambiamenti dell’umore e del comportamento, quali stati depressivi, ansia, aggressività, apatia e rifiuto della vita sociale.

Il decadimento cognitivo lieve è una condizione clinica caratterizzata da una sfumata difficoltà in uno o più domini cognitivi (quali, ad esempio, memoria, attenzione o linguaggio), tale però da non compromette le attività quotidiane di una persona.

Poiché i soggetti affetti da MCI presentano, rispetto alle persone non colpite, un rischio maggiore di sviluppare una qualsiasi forma di demenza, in particolare nei primi 4 anni successivi all’esordio della patologia, gli sforzi della nostra equipe sono tesi a individuare le caratteristiche molto precoci e spesso visibili solo con l’ausilio di esami strumentali, così da intervenire prima possibile con trattamenti specifici.

ON LINEIn questo momento di isolamento e immobilità il centro medico rindola ha attivato le consulenze per famiglie con persone fragili anche on line, che è possibile prenotare utilizzando l’apposito modulo. Ciò consentirà di intervenire tempestivamente e in sicurezza.     PRENOTA QUI 

 

 


Che cosa è?principali sintomi mci rindola

 

Per Mild Cognitive Impairment si intendono quei quadri di decadimento cognitivo lieve che stanno tra un normale invecchiamento fisiologico e quadri patologici di demenza; la definizione viene riferita agli ultra-65enni che, pur in presenza di un deficit cognitivo lieve (che si manifesta per lo più attraverso disturbi della memoria), continuano a mostrare un normale funzionamento nelle attività della vita quotidiana. Alcuni di loro sono destinati però a progredire verso l’Alzheimer.

L’MCI si manifesta per lo più sotto forma di problemi di memoria, ma ci sono anche forme di MCI caratterizzate non tanto dalla perdita di memoria quanto dalla difficoltà di concentrazione e di linguaggio o di pianificazione e organizzazione. L’MCI può provocare anche cambiamenti dell’umore e del comportamento, quali stati depressivi, ansia, aggressività, apatia e rifiuto della vita sociale.

Il decadimento cognitivo lieve è una condizione clinica caratterizzata da una sfumata difficoltà in uno o più domini cognitivi (quali, ad esempio, memoria, attenzione o linguaggio), tale però da non compromette le attività quotidiane di una persona.

Secondo alcuni studi, circa la metà dei soggetti in questa condizione sviluppa diagnosi di demenza conclamata, con un tasso di passaggio del 10-15% per anno, per salire a percentuali variabili dal 20 al 50% in 2-3 anni.

Le cause dell’ MCI sono complessa e possono coinvolgere:

  • fattori tossici per le cellule nervose (come la proteina beta-amiloide, la proteina Tau e i corpi di Lewy), soprattutto nelle aree cerebrali responsabili della memoria e dell’apprendimento;
  • alterazioni della circolazione sanguigna cerebrale, come ad esempio micro-ictus localizzati;
  • evoluzione di altre condizioni patologiche come l’ischemia, il trauma cranico, un disturbo metabolico, ecc.

 


Come si diagnostica

 

La diagnosi di MCI richiede un giudizio clinico, che si avvale di diversi strumenti: la visita neurologica, le tecniche di neuroimmagine (soprattutto funzionali e soprattutto in pazienti che presentino un rischio vascolare), test ematochimici e l’esame neuropsicologico.
Il declino cognitivo lieve può progredire verso la demenza, oppure restare stabile nel tempo o addirittura regredire se diagnosticato in tempo e trattato con percorsi di riabilitazione cognitiva in grado di previene la progressione dei sintomi.
La possibilità effettuare una diagnosi precoce risulta quindi particolarmente importante.

Un aspetto da considerare riguarda inoltre, l’eventuale presenza di sintomi depressivi, che possono anche promuovere un peggioramento cognitivo e della funzionalità più rapido.

È dimostrato che trattare la depressione aiuta a migliorare la capacità di memorizzazione e di gestione delle attività quotidiane.

Le fasi del percorso diagnostico sono:

 Colloquio specialistico neuropsicologico

Il colloquio specialistico ha lo scopo di indagare una serie di aspetti che servono al neuropsicologo per avere un quadro il più possibile completo del paziente. In particolare comprende la raccolta dei dati anagrafici, biografici, della condizione medica generale e neurologica in particolare e la consultazione della refertazione clinica.

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Valutazione neuropsicologica delle funzioni cognitive

La valutazione neuropsicologica è un esame specialistico che, attraverso la somministrazione di prove specifiche, sottopone a verifica le diverse funzioni cognitive (tra cui memoria, attenzione, ragionamento, linguaggio).

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Visita neurologica e percorso di comunicazione della diagnosi

L’obiettivo della visita neurologica è quello di diagnosticare o escludere una patologia neurologica o una lesione localizzata.

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Come si cura

 

PROMOZIONE DI STILI DI VITA SALUTARI

La promozione di stili di vita salutari e un maggior controllo delle patologie che possono produrre un danno al sistema nervoso centrale possono infatti avere un effetto reale in termini di prevenzione in quanto circa il 30% dei casi di demenza e di Mci possono essere evitabili

TERAPIA FARMACOLOGICA

Dal momento che l’MCI potrebbe rappresentare una sindrome prodromica verso la malattia di Alzheimer clinicamente conclamata, potrebbero rivelarsi utili i trattamenti normalmente proposti per la malattia di Alzheimer, come antiossidanti, neuroprotettori (citicolina). 

RIABILITAZIONE COGNITIVA 

A causa della difficoltà dei rimedi farmacologici nel prevenire o trattare la demenza, oggi molte ricerche si occupano di verificare l’efficacia di interventi come l’esercizio fisico e il trattamento cognitivo. Quest’ultimo, in particolare, pare essere un campo all’interno del quale negli ultimi anni la ricerca si sta muovendo al fine di trovare alternative valide e maggiormente efficaci alla cura farmacologica nella prevenzione della demenza. Tra le tecniche riabilitative per pazienti affetti da deterioramento cognitivo si distinguono 3 categorie:

  • Training cognitivo
  • Stimolazione cognitiva
  • Riabilitazione cognitiva 

Al Centro medico Rindola: un nuovo programma di training cognitivo

Partendo proprio da questo presupposto e dall’importanza che riveste l’esercizio cognitivo sia nella prevenzione dell’invecchiamento mentale, sia come protezione durante le fasi di esordio della malattia degenerativa, presso il Centro Medico Rindola vengono proposti:

  • Training intensivi e personalizzati delle funzioni cognitive tramite l’utilizzo delle tecnologie più avanzate in materia di neuroriabilitazione. La maggior parte delle ricerche sugli effetti del training cognitivo in MCI ha rilevato un aumento delle prestazioni dei pazienti dopo 3 mesi di percorso.

Sono inoltre previsti:

  • Training per l’attenzione (attenzione e concentrazione, attenzione ripartita, operazioni bidimensionali, operazioni tridimensionali, ecc.)
  • Training per la memoria
  • Training per le funzioni esecutive
  • Riabilitazione neuropsicologica delle funzioni cognitive (Metodo Rindola©)
 Sostegno psicologico per l’accettazione della diagnosi

https://www.centrorindola.it/servizi/psicologia-clinica-e-psicoterapia/accettazione-gestione-patologie-croniche 

 

Consulenze di orientamento Welfare Specialist  

Le consulenze gestite da un Welfare Specialist sono mirate a:

  • Informare, orientare e accompagnare la famiglia e la persona con fragilità (percorsi diagnostici, assistenziali, riabilitativi, indicazione dei servizi territoriali più attinenti, percorsi assistenziali per familiari e assistenti/badanti);
  • Attività di mediazione per favorire il superamento della frammentazione dei servizi, facilitando il raccordo della rete dei servizi e attivando processi di presa in carico integrata e globale (percorsi di riabilitazione, contatti con associazioni, attivazione di opportunità territoriali);
  • Avvio e gestione contatti con l’Assistente sociale del comune di riferimento
  • Definizione e condivisione con la famiglia del Progetto Individuale in cui individuare gli obiettivi di sostegno e gli interventi attivabili attraverso la rete dei servizi in collaborazione con l’Assistente Sociale del comune di residenza (assistenza domiciliare, centri diurni, centri residenziali);
  • Consulenza per accertamento requisiti indennità di accompagnamento e successivo invio pratiche grazie alla collaborazione con medici qualificati.
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Professionisti


Dott.ssa Francesca Brea

Psicologa esperta in Neuropsicologia. Laureata in Psicologia Sperimentale e Neuroscienze...


Dott. Giovanni D'Andrea

 Medico Chirurgo Specialista in Neurologia e Neuropsichiatria infantile.  Direttore...


Dott.ssa Valentina Soffia

Laureata in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica a pieni voti presso l’Università di...


Dott.ssa Chiara Cosmo

Laureata in Psicologia presso l’Università di Padova, iscritta all’Ordine degli Psicologi...


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